FENOMENOLOGIA DELL’ANORESSIA NERVOSA

La situazione attuale riguardante l’anoressia nervosa è descritta da molti studiosi come critica; le revisioni indicano infatti che il trattamento è spesso inefficace e che i clinici possono essere riluttanti a impegnarsi con pazienti di questo tipo.

Ricerche recenti suggeriscono che la psicoterapia familiare e interpersonale può essere efficace ma solo per alcuni individui. Probabilmente questi risultati indicano che è necessario un nuovo modello di anoressia nervosa, che si allontani dalla medicalizzazione eccessiva della malattia.

All’interno del presente articolo il Dottor Ruth Milmann esplora alcune lacune e critiche all’attuale modello medico e all’uso del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi mentali (DSM-5). Supportato dalla ricerca, suggerirà che un approccio fenomenologico-esistenziale può migliorare il trattamento consentendo di affrontare questioni essenziali legate al significato, alle relazioni e al senso di agency.

L’attuale concettualizzazione dell’anoressia nervosa si basa sul modello medico e su una posizione epistemologica positivista ed empirica. La psichiatria, e di conseguenza il DSM in cui è definita l’anoressia nervosa, può essere visto come l’agente di questo modello, influenzando profondamente il modo in cui il ‘disturbo’ viene affrontato in ambito pubblico e clinico.

Entro questi termini, l’anoressia nervosa è vista come una patologia clinicamente diagnosticabile, interna e individualizzata.

Rich (2006) evidenzia come la visualizzazione del disturbo secondo tale modello abbia promosso la convinzione che gli individui sono diagnosticati in modo nettamente diverso dalla popolazione generale e, inoltre, che le le loro difficoltà sono legate all’irrazionalità.

Fondamentalmente, lo studio di Rich evidenzia come le donne diagnosticate con Anoressia nervosa riportano l’impatto personale di questa prospettiva, descrivendo il sentirsi patologizzate e isolate. Probabilmente l’approccio medicalizzato riduce l’esperienza dell’individuo ai sintomi oggettivi, al di fuori del contesto e del significato personale.

La definizione dell’anoressia nervosa contenuta nel DSM si concentra sui sintomi fisici, promuovendo la nozione della malattia come puramente legata ad una questione di perdita di peso.

Di fronte a tale discorso, gli individui vogliono che gli altri riconoscano le difficoltà psicologiche “che si trovano al di sotto delle caratteristiche superficiali del corpo”. Le etichette mediche limitano l’identità dell’individuo, ignorando la complessità e il significato personale delle loro vite.

Le etichette possono essere internalizzate, portando la persona con una diagnosi a perdere altre interpretazioni di sè stessa e identificandosi ulteriormente con l’etichetta diagnostica.

Rich sostiene inoltre che l’uso di siti web pro-ANA è un modo per rivendicare la propria identità che consente un distacco da questo discorso oggettivante e stigmatizzante. Inoltre, gli individui con anoressia nervosa, che già lottano con le relazioni e la connessione con il proprio corpo, sono ulteriormente ostacolati da un discorso medicalizzato che li separa dagli altri e oggettifica ulteriormente i loro corpi.

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LE COMPETENZE GENITORIALI

Il complesso funzionamento della società moderna produce inevitabili ripercussioni sulla genitorialità: alcune funzioni di sostegno allo sviluppo si sono complicate e altre necessitano una maggiore attenzione rispetto al passato. Di conseguenza, il sostegno all’attuale complessità genitoriale si fonda sulla possibilità di individuare le competenze genitoriali presenti in madre e padre, ed eventualmente anche in altre figure familiari di supporto, in modo da poter potenziare o rendere flessibili quelle che risultano maggiormente importanti in alcune particolari condizioni di vita e nelle specifiche fasi evolutive attraversate dai figli.

La conoscenza delle caratteristiche delle competenze genitoriali è estremamente utile per sostenere nelle fasi di transizione e di adattamento ai cambiamenti, pertanto è particolarmente consigliata nelle famiglie che ricorrono ad adozioni o affidamenti, nelle famiglie in fase di separazione o di ricostruzione familiare, nelle famiglie monoparentali o in quelle che attraversano fasi di lutto o di grave malattia di un componente. L’attività di valutazione delle caratteristiche che connotano le capacità di accudimento e delle cosiddette “competenze genitoriali” rappresenta, per la sua importanza, una delle azioni professionali di cui possono avvalersi i magistrati in sede di separazione dei genitori e di affidamento dei figli, così come nelle condizioni in cui si desideri valutare le potenzialità di uno o di entrambi i genitori in caso di sospetto o accertato maltrattamento intra-familiare di un figlio minorenne.

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Il parenting
Nei contesti psicologici ed educativi si ricorre, con prestito linguistico, al termine “parenting” per riferirsi all’insieme delle azioni e dei comportamenti con cui i genitori, definiti in lingua inglese parents, si prendono cura dei figli promuovendo lo sviluppo fisico, emotivo, sociale ed intellettivo di questi ultimi.
All’interno di tali contesti di studio della genitorialità è stato precisato che la “funzione genitoriale”, e la connessa disponibilità a fornire cure, includono capacità cognitive, affettive e relazionali che non sono riducibili alle attitudini o alle caratteristiche individuali del singolo genitore bensì a come queste riescono a incontrare le necessità specifiche di ogni figlio.

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